Il negozio è esso stesso un prodotto che i consumatori usano nel momento in cui vi entrano. È ormai sorpassata l’idea che il negozio sia solamente un luogo in cui esporre prodotti.
Alcuni marchi hanno ritenuto talmente importante poter offrire un’esperienza di prodotto gratificante, che hanno creato i loro negozi di proprietà per distribuirli. Si sono accorti infatti che l’esperienza offerta nel negozio condizionava l’esperienza con il prodotto che vi veniva acquistato. Apple è stata una delle aziende che, in controtendenza rispetto al settore tecnologico, ha aperto negozi con il proprio marchio per questo motivo. È divertente leggere cosa scrivevano a proposito di questa iniziativa i giornali dell’epoca, pensando che oggi ogni singolo Apple Store incassa 35-40 milioni di euro all’anno:
«Forse è arrivato il momento che Steve Jobs smetta di pensare in modo troppo diverso» affermava «Business Week» in un articolo intitolato Spiacenti Steve, ecco perché gli Apple Store non funzioneranno. Si leggeva che l’ex responsabile finanziario della Apple, Joseph Graziano, aveva dichiarato: «Il problema della Apple è che sono ancora convinti di fare fortuna servendo caviale in un mondo in cui la gente sembra di buon grado accontentarsi di formaggio e cracker». E il consulente alla distribuzione David Goldstein sentenziò: «Nel giro di due anni saranno costretti a spegnere le luci su questo drammatico e costosissimo errore».